Ride sharing, car pooling e car sharing: il futuro della mobilità

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mobilità-del-futuroEconomico, ecosostenibile e social. Sono gli aggettivi che nell’ipotetica lingua mista del futuro andrebbero a collocarsi accanto a ride sharing e car pooling.

Non tutti e tre, però, sono associabili anche al car sharing perché, nonostante si faccia spesso confusione, non è affatto sinonimo degli altri due.

Il ride sharing indica il nuovo modo di intendere il caro vecchio autostop: un automobilista mette a disposizione i posti liberi nella sua auto per tratte medio-lunghe e, solitamente, saltuarie.

Car pooling risponde alla traduzione italiana “auto di gruppo” ed è un sistema utilizzato prevalentemente da pendolari con orari di lavoro simili per condividere le loro macchine e risparmiare sulle spese del tragitto.

Con Car Sharing, invece, (dall’inglese to share: condividere) s’intende il servizio che permette di usufruire di un’automobile e di pagare in base all’utilizzo che se n’è fatto. È una variante molto più economica dell’autonoleggio e non ha nulla a che fare con il conoscere nuove persone.

Sono però tutte idee che nascono dal bisogno di risparmiare sull’auto e di ridurre le emissioni di CO2 nell’aria.

I tre modelli si stanno diffondendo progressivamente su tutto il territorio europeo. Numerose sono le piattaforme che nascono sul web e le iniziative di aziende, comuni, ed enti pubblici.

Sono ride-sharing e car pooling a registrare la crescita maggiore. Spesso vengono intesi come sinonimi dagli stessi portali che forniscono il servizio.

Postoinauto.it ha condotto un’indagine partendo dai dati del proprio sito web e ha appurato che dal 2011 ad oggi c’è stato un aumento delle offerte di passaggio del 138%: i 29 mila posti auto condivisi sono diventati 100 mila e questo ha portato ad un risparmio di 500 mila tonnellate nelle emissioni di CO2. (n.d.r.: informazioni ricavate da Rinnovabili.it).

Carpooling.com, il portale nato in Germania e tradotto in sette lingue diverse, conta 5 milioni di iscritti e 65 milioni di persone trasportate, ha calato di 1.400.000 tonnellate le emissioni di carbone in Europa e ha fatto risparmiare 700 milioni di litri di benzina.

Anche i dati della piattaforma più utilizzata dagli Italiani, Blablacar.it, confermano la tendenza. Rispetto al Natale 2012, infatti, il sito ha fatto registrare nello stesso periodo del 2013 una crescita del 300% di posti auto disponibili.

Meno evidenti i passi avanti del car sharing che resta ancora un’opzione poco conosciuta di trasporto all’interno dei grandi centri nei quali è stata attuata.

I dati sono comunque incoraggianti: continuano ad aumentare le città italiane nelle quali viene garantito il servizio e cominciano ad essere coinvolte anche intere province (Milano, Bologna, Napoli e Rimini).

Inoltre alcune iniziative registrano un’eccellente risposta dei cittadini: a Milano, città oggi all’avanguardia in tema di trasporti ecosostenibili, Car2go, promossa dal gruppo Daimler, ha raggiunto i 50.000 iscritti; senza dimenticare che Fiat, Trenitalia ed Eni hanno dato vita il 18 Dicembre 2013 al progetto Enjoy, un servizio di car sharing nel capoluogo lombardo con seicento Fiat 500.

Le problematiche del car sharing sono principalmente legate alla comodità. È, infatti, un sistema funzionale soprattutto nelle città che sono già ben coperte dal trasporto pubblico e in Italia è una prerogativa di pochissimi capoluoghi regionali. In secondo luogo, prevede una prenotazione o un abbonamento che lo rende sicuramente più complicato rispetto al ride sharing. Infine, non è possibile utilizzarlo per un viaggio di sola andata perché l’automobile deve essere riportata al parcheggio di partenza.

È pur vero che, nonostante la tendenza sia in aumento, l’Italia in tema di sharing economy resta indietro rispetto ad alcuni degli altri paesi europei e agli Stati Uniti: Car2go, ad esempio, nelle 25 città del mondo in cui è attivo fa registrare un numero di iscritti dieci volte maggiore rispetto a quello milanese.

Un’indagine svolta da SharItaly dice che il 59% degli intervistati conosce o ha sentito parlare di car pooling e car sharing ma non li ha mai sperimentati. Questo perché c’è una diffidenza di base da parte dell’Italiano medio che considera poco affidabili questi sistemi e vive da sempre e per tradizione del famoso proverbio nazional popolare “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.

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Luca Rizzati

Freelance writer per Assicurazioneauto.it, collaboratore occasionale della redazione di datasport.it e responsabile stampa del Nuoto Club Monza. Sono dottore in Linguaggi dei Media e studente del Master in Fundraising dell’Università degli Studi di Bologna. Amo lo sport e il cinema. Ex giocatore di pallanuoto e attore amatoriale di teatro, credo nel lavoro di squadra e nella forza della motivazione.