Psicologia del traffico: di cosa si tratta esattamente?

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«Psicologi del traffico!» No, non ci troverete ai semafori a dispensare consigli per una monetina né al centro di un bivio insieme al vigile stressato pronti a sostenerlo mentre dirige la circolazione urbana. Né trasformiamo i sedili delle vostre auto in comodi lettini invitandovi a sdraiarvi e a raccontarci la vostra vita. Non sto scherzando! Ho solo immaginato che se c’è confusione e poca informazione sul ruolo dello psicologo, figuriamoci su quello dello psicologo del traffico e quindi per addentrarci in questo oscuro mondo racconto un aneddoto.

AmpelmannSapete chi ha ideato l’omino rosso e verde dei semafori pedonali, fondamentali per far sì che la gente attraversi la strada senza pregare e sperare che non siano stirati al suolo?  Karl Peglau, nato nel 1927 a Bad Moskau sul confine polacco, ed era uno psicologo del traffico! Studiava presso l’istituto di Medicina del Traffico di Berlino come rendere più sicure le strade, analizzando la psicologia del guidatore e del pedone per ridurre la possibilità degli incidenti. Secondo Peglau i colori del semaforo – rosso,giallo e verde –  presentavano dei punti deboli, ossia non notificavano niente di utile ai daltonici ed erano poco riconoscibili a certe condizioni di luce.  Per questo volle associare una forma geometrica che suggerisse in maniera univoca e inequivocabile di fermarsi o procedere. I due omini, AMPELMANN: uno rosso a piedi uniti e a braccia aperte che impone di fermarsi e uno verde atletico che si precipita in strada per attraversare la strado. Furono simpatici da subito anche ai bambini che seguivano corsi sulla educazione stradale fortemente voluti dalla Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est). Eh si, il muro di Berlino nel 1961 si erigeva imponente. Con la caduta del muro ci fu la temporanea scomparsa delle lampade stradali con i buffi omini e ci volle una vera e propria sollevazione popolare per salvare l’Ampelmännchen dalle discariche e dall’oblio.

Come appare chiaro, già solo da questo aneddoto, la psicologia del traffico si occupa del comportamento alla guida e tutti i processi psicologici coinvolti (Rotherngatter, 1997). Si fa riferimento ad una configurazione complessa dove confluiscono fattori che riguardano l’uomo, l’ambiente e il veicolo. Mi riferisco all’interazione tra gli utenti della strada, alle strutture (strade, segnaletica, ecc.), alle leggi, ai veicoli e la loro progettazione (ergonomia), le caratteristiche individuali (Percezione, Capacità di reazione, Funzioni motorie e psicomotorie, Pressione sociale e stress, Atteggiamenti, Motivazione, Emozioni). Il sapere psicologico, si focalizza sicuramente sul fattore umano ma, non può esimersi dal collaborare con altre figure al fine di trasmettere le conoscenze sul comportamento umano e contribuire a maggiori livelli di sicurezza stradale e consapevolezza. Poniamoci delle domande:

Sicuramente la presenza nella propria auto di airbag, abs ed altre tecnologia “salva vita” è importante ma, come precisa Dorfer, psicologo del traffico italiano, è opportuno tenere bene in mente che a determinare la sicurezza della guida interviene un oggetto, che pesa circa un chilo e mezzo ed è collocato tra le due orecchie e che non un optional. Parliamo del cervello!!! Si, proprio cervello-psicologia-del-trafficolui determina la nostra condotta di guida, la scelta del veicolo, il suo uso la scelta della rca-uto e, in definitiva, anche la propensione agli incidenti.

Insomma, per comprendere il comportamento alla guida e i fattori di rischio per gli incidenti, le variabili da tenere in considerazione dalla psicologia del traffico sono molteplici e tutte in correlazione tra di loro ed anche sul piano pragmatico, risulta fondamentale per lo Psicologo del Traffico, lavorare in modo interdisciplinare.

“Per fortuna anche in Italia comincia a farsi strada, nel vero senso della parola – spiega Dorfer – la convinzione che al tema della sicurezza, un corretto approccio non può che essere multidisciplinare. Inoltre, è necessario adottare solo misure di cui è documentata l’efficacia, che siano cioè basate su solide evidenze scientifiche. Non siamo ancora ai livelli dei paesi più avanzati come la Danimarca, la Germania o la Francia, ma ci stiamo avvicinando”.

Sorpresi? Ecco noi psicologi non stiamo solo là a studiare aria fritta o a fare inutili chiacchiere seduti sulla nostra bella poltrona con il cliente di turno come molti immaginano erroneamente.

E vi dirò di più! Nel 1994 la European Federation of Psychologist’s Associations (EFPA), ha istiuito una Task Force Traffic Psychology formata da esperti di diversi paesi per stilare l’elenco degli ambiti di intervento della psicologia del traffico. Per quanto riguarda l’Italia solo di recente il Decreto Ministeriale 17/2011 riconosce il ruolo dello Psicologo del Traffico e l’importanza di una formazione anche psicologica per istruttori e insegnanti di autoscuole e dove, tuttavia, ancora troppo spesso si sostengono interventi per la sicurezza stradale inefficaci e non fondati su evidenze scientifiche.  Dal 2013, oltre ai cambiamenti per la patente, c’è stata aria di rinnovamento nelle scuole guida che hanno inserito corsi per l’autocontrollo, volti a diminuire l’ostilità e l’ansia alla guida. Come ha detto in una intervista Dwight Hennessy, psicologo del traffico americano: “Non siamo poi così diversi. Non importa il paese o la cultura di appartenenza. Le strade potrebbero essere diverse; le macchine potrebbero essere differenti. Le leggi potrebbero essere univoche, ma alla guida, tutti noi operiamo in virtù degli stessi processi psicologici.”

Infine, lo psicologo del traffico, nel campo della salute pubblica, proprio a partire dallo studio dei processi psicologi sviluppa programmi di ricerca e di intervento volti alla prevenzione degli incidenti e all’implementazione di una sicurezza stradale consapevole.

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scritto da:

Rosa Piscitelli

Freelance writer per Assicurazioneauto.it | Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale presso Scuola di Specializzazione "Training School" di Roma | Progettista nell'ambito socio-sanitario | Appassionata di musica, letteratura, arte e buona cucina | Svolgo volontariato da anni | Il mio valore primario nonché obiettivo nella vita è il benessere e la serenità individuale e relazionale.