“Porto mio figlio a fare un’esercitazione di guida”, di chi è la colpa in caso di danni?

Pubblicato su da nella categoria Avvertenze, Consigli, Genitori

adolescente-imparare-a-guidare-con-il-suo-istruttore-di-guidaLa patente di guida è uno dei momenti più significativi del delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Non solo il giovane aspirante ma anche il genitore vive lo step con una certa inquietudine. Dal suo punto di vista la quantità di pericoli ai quali andranno incontro i propri figli da quel momento in poi esce dal suo raggio di controllo. Cercare di prepararli al meglio lo tranquillizza temporaneamente. Inoltre le lezioni con l’istruttore hanno prezzi considerevoli e, soprattutto per il maschio, superare l’esame al primo colpo e con il minor numero possibile di guide in autoscuola ha una certa rilevanza sociale. Spesso e volentieri si cerca, quindi, di prepararsi in anticipo. La legge italiana prevede che le esercitazioni non possano avere inizio senza l’autorizzazione ad esercitarsi alla guida, più comunemente conosciuta come “Foglio Rosa”. Viene rilasciata una volta superata la prova teorica e  ha una validità di sei mesi. Trascorso almeno un mese dal rilascio è possibile tentare l’esame pratico due volte. In caso di doppio insuccesso è necessario richiedere un nuovo foglio rosa.

Supponiamo che un genitore voglia responsabilmente portare il figlio ad esercitarsi al meglio per la prova finale. Per prima cosa è bene che si assicuri che il veicolo sia della categoria per cui è stata richiesta la patente e che abbia apposto un contrassegno con la lettera P nella parte posteriore e anteriore. In secondo luogo che il ragazzo indossi eventuali protesi o occhiali e che abbia con sé un documento d’identità e l’autorizzazione ad esercitarsi.

Per quanto concerne invece le condizioni che lo riguardano in prima persona:

  • Deve aver conseguito la patente B da almeno 10 anni o una qualsiasi patente superiore da anche meno.
  • Non deve aver più di 65 anni.
  • Deve assicurarsi che le proprie condizioni psico-fisiche per guidare siano quelle indicate dall’art. 115 del codice della strada.
  • Deve sedere sui sedili anteriori e intervenire tempestivamente ed efficacemente in caso di necessità.
  • Ha l’obbligo di scegliere un luogo idoneo e commisurato al grado di esperienza e capacità dell’allievo conducente.

Cosa succede in caso di irregolarità o qualora si dovesse verificare un sinistro durante l’esercitazione? Come si suddividono le eventuali responsabilità civili e penali?

Si paga una sanzione che può raggiungere i 1600 euro, laddove il ragazzo munito di foglio rosa si sia messo alla guida senza un istruttore o si sia esercitato senza l’autorizzazione. In questo secondo caso la stessa multa spetterebbe anche all’istruttore.

In caso di incidente, invece, la procedura è più complicata.

In primis è importante che la polizia stradale raccolga più elementi di prova possibili e le dichiarazioni non solo dell’allievo-conducente ma anche della persona in funzione di istruttore, in quanto anch’essa potrebbe essere chiamata a rispondere dei danni in concorso di colpa o per colpa esclusiva.

Tutto il materiale raccolto passa successivamente in mano all’autorità giudiziaria alla quale spetta il compito di fare chiarezza sul ruolo svolto dai due protagonisti all’interno del sinistro.

Riprendiamo lo scenario precedente: il genitore porta il figlio a fare un’esercitazione di guida durante la quale causano un incidente.

In caso di responsabilità civile il genitore è libero da colpe solo se dimostra di non aver potuto impedire il fatto per ragioni indipendenti dalla sua volontà (e in questo caso ha diritto al risarcimento di eventuali danni). Altrimenti è sempre colpevole, in quanto l’art. 2048 del Codice Civile disciplina espressamente la responsabilità di insegnanti e precettori per i danni prodotti dagli allievi da essi curati. In sostanza il genitore è colpevole per il semplice fatto che un danno sia stato provocato dal figlio alla guida.

Tale articolo però non esclude la possibilità che l’allievo risponda dell’illecito dovuto ad un suo comportamento. Quindi figlio e genitore si troverebbero di fronte ad una forma di responsabilità solidale per i danni provocati, salvo che il primo dimostri che la mancata vigilanza dell’altro sia la causa determinante dell’evento.

Non resta che analizzare la casistica meno frequente ma non meno importante, quando cioè il sinistro causato da genitore e figlio ha implicazioni penali.

La responsabilità penale è anch’essa suddivisa tra allievo e istruttore.

Principio cardine è l’inammissibilità del fatto che l’allievo conducente non sia responsabile in nessun modo: nonostante si stia solo esercitando, egli è capace di intendere e volere.

È quindi imputabile e punibile qualora la responsabilità sia dovuta a imprudenza o violazione di norme (è tenuto ad essere prudente e a conoscere il codice della strada seppur abbia accanto un istruttore). Mentre nel caso in cui il sinistro sia causato da imperizia (l’inesperienza è prerogativa di chi si sta esercitando) la situazione si complica: se l’incidente si è verificato per un errore dell’allievo nell’uso dei comandi (nozioni tecniche elementari che dovrebbe conoscere) allora la responsabilità penale del sinistro è tutta sua.

L’istruttore invece risponde:

  • A titolo esclusivo dell’incidente laddove abbia dato comandi avventati o indicazioni errate al conducente.
  • A titolo di concorso di colpa ogniqualvolta non sia intervenuto o lo abbia fatto in modo tardivo o non idoneo per evitare un evento dannoso dovuto all’errore dell’allievo.

È dunque d’uopo che un genitore intenzionato a dare lezioni di guida al figlio faccia attenzione ad ogni singola norma e prenda coscienza del ruolo di responsabilità che ricopre, in modo tale da evitare pesanti sanzioni ed eventuali complicazioni giuridiche sia al figlio che a se stesso.

Tags: , , , , ,

scritto da:

Luca Rizzati

Freelance writer per Assicurazioneauto.it, collaboratore occasionale della redazione di datasport.it e responsabile stampa del Nuoto Club Monza. Sono dottore in Linguaggi dei Media e studente del Master in Fundraising dell’Università degli Studi di Bologna. Amo lo sport e il cinema. Ex giocatore di pallanuoto e attore amatoriale di teatro, credo nel lavoro di squadra e nella forza della motivazione.