Come comportarsi con il figlio neopatentato? Le parole della psicologa

Pubblicato su da nella categoria Consigli, Genitori

neopatentati-genitori-sicurezza-stradalePer il neopatentato il primo approccio con l’auto è un po’ come il primo appuntamento con la ragazza/il ragazzo di cui ci si sente innamorati. Si potrebbe avvertire una sorta di eccitazione, la paura che qualcosa possa andare male, la necessità di fare bella figura e sentirsi competenti, il senso di responsabilità che sopravviene dal voler “accudire” e quindi non sfasciare l’auto (altrimenti papà chi lo sente, lui ci deve andare a lavoro!), forse un po’ di spavalderia una sorta di onnipotenza dettata dal potente mezzo che si ha tra le mani. L’auto: è amore a prima vista per il quale si farebbe di tutto pur di guidarla. Oppure è terrore, non ci si sente all’altezza e prontamente si provvederà ad evitare di averci a che fare.

Ognuno forma, nel corso degli anni, un certo atteggiamento nei confronti del comportamento alla guida, un modello, che permetterà di spiegarlo, prevedere ed eventualmente modificarlo. È un comportamento che, come ogni forma di apprendimento, con l’esperienza passerà da uno stadio più consapevole ad uno più automatico. Ma cosa c’è di mezzo a tutto questo? E’ solo a scuola guida che i ragazzi apprendono le conoscenze relative alla guida, le norme e quali azioni compiere per poter parcheggiare per esempio? Eh no! Secondo la teoria cognitivo-sociale i comportamenti sicuri di un giovane alla guida di un’auto dipendono da tre fattori:

  • individuali (conoscenza personale, atteggiamenti e competenze al volante);
  • ambientali (credenze, valori e comportamenti sicuri al volante dei genitori);
  • interazione con i genitori (abilità dei genitori a comunicare, dimostrare e praticare una guida sicura con i figli).

Ma, vorrei focalizzare la mia attenzione sul rapporto GENITORI-FIGLI, circoscrivendolo al tema della sicurezza stradale. In particolare, faccio riferimento ad una relazione, quella educativa, capace di poter accrescere abilità prosociali importanti anche per muoversi in strada, azione che comporta un continuo incontro-confronto con gli altri. Come poter sviluppare in vostro figlio una sana autonomia, in possa da solo (autos) regolarsi (nomos), senza che incorra in comportamenti rischiosi e pericolosi? Così come nella vita, anche per i comportamenti di mobilità e guida consapevole, è importante stimolare nei vostri figli, da un lato, la capacità riflessiva di compiere scelte appropriate, di stimarsi e aver cura di sé. Dall’altro, l’importanza di prestare attenzione verso gli altri, nelle norme sociali e quindi anche in quelle del codice della strada.

La saggezza dell’adulto-genitore può sicuramente fornire spunti efficaci per l’educazione stradale. Da una nostra recente indagine sulla conoscenza degli italiani al volante, risulta che sono gli intervistati tra i 18 e i 34 anni ad essere i meno informati ed i più perplessi. Sorprende, alquanto, che solo il 18% s’informi sull’amatissimo web in materia  di auto!

Cosa è possibile fare? .Sarebbe indicato che  foste, voi genitori, a fare da modello. Con il vostro comportamento potrete incidere molto sui comportamenti positivi dei vostri figli. Ma, sarete d’accordo con me, che sia inutile parlare bene, dicendogli: “mi raccomando metti le cinture!!!”, se poi siete voi i primi a non farlo. La contraddizione vi caratterizzerebbe come “genitori poco credibili” e i vostri figli agiranno un po’ come gli pare. Difatti, è molto probabile che imiteranno il vostro comportamento, piuttosto che mettere in pratica il vostro ammonimento verbale.  Non siete convinti? Vi do uno spunto di riflessione: «[…] la prima educazione stradale dovrebbe partire proprio dagli adulti (che nella maggioranza dei casi hanno dimenticato buona parte di quanto appreso all’epoca dell’acquisizione della patente) per recuperare un po’ di credibilità fra i giovani e offrire loro non parole, ingiunzioni o nozioni, ma esempi da imitare» Biondo (2006). Ricordate, l’esperienza che avete come genitore alla guida può fungere da “scialuppa di salvataggio” per vostro figlio neopatentato. Scenario: Il ragazzo non ha mai guidato con la pioggia, è da solo in auto, dinanzi ad un ostacolo. Che fa? Automaticamente riduce la marcia evitando di frenare. Perché? Gli si riaffaccia alla memoria il comportamento che voi stessi, genitori, avete messo in atto in una situazione simile. L’apprendimento implicito è stato: “Sul bagnato non si frena MAI!”.  Ancora una volta: zero parole, tanti fatti!

Ma, se volete affidarvi anche alle parole, utilizzate una comunicazione efficace che motivi a fare scelte orientate alla sicurezza. Pensate. Le domande, che spesso vostro figlio si trova malvolentieri a rispondere prima di uscire, come: “Dove vai?” “Con chi vai?” “A che ora torni?” determinano la possibilità o il divieto di usare l’auto. Vero?  Se la risposta è SI, vi indicherei una modalità più incisiva: utilizzare la possibilità di raggiungere gli amici con l’auto come premio per aver rispettato le regole di guida e per non essere incorso in comportamenti pericolosi. Esempio: voi, genitore, date LA REGOLA: “quando sei tu a guidare l’auto e non bevi alcolici potrai riprenderla il giorno seguente. Altrimenti ne sarai sprovvisto per un mese intero”. Qualcuno mi potrebbe contestare dicendo come un genitore possa sapere se il figlio abbia o meno bevuto. Ma, direi che non è poi così falso, se penso a quanti genitori aspettino sul divano di casa fino a notte inoltrata il proprio figlio, e sono in grado di “smascherarlo” non appena rincasato. Vostro figlio potrà scegliere e responsabilizzarsi. Saprà che: RISPETTA LA REGOLA= PREMIO, NON LA RISPETTA: SOTTRAZIONE DEL PREMIO. Notate come nella regola viene comunicata una gerarchia tra ciò che è importante e ciò che non lo è. La regola deve essere chiara, ben definita, con esplicito riferimento alle conseguenze E il risultato dipenderà solo dal suo comportamento.

Ma, se gli sbagli vanno puniti, i comportamenti positivi vanno assolutamente riconosciuti e lodati. Perché? Consideratevi a lavoro, il vostro capo vi fa i complimenti perché avete consegnato nei tempi accordati il materiale richiesto. Complimento oggi… complimento dopodomani… complimento tra una settimana. È più probabile che sarete incentivati a rispettare i tempi ogni volta? O, al contrario, vi motiverebbe un capo che vi fa solo le ramanzine ogni qualvolta vi distraete? Per la trasmissione di norme del codice della strada converrebbe, persino, discutere l’obiettivo, dimostrarlo con un esempio concreto e farlo mettere in pratica mentre il ragazzo sta guidando sotto vostra supervisione. Esempio. Il ragazzo deve effettuare un cambio di corsia, domandategli per esempio quali siano i metodi per effettuarlo in sicurezza. Chiedendo a vostro figlio quale azione sarebbe adatta e perché è importante farlo in quel modo, lo incoraggiate a considerare le conoscenze richieste per cambiare corsia (velocità adeguata, osservare con attenzione, segnalare). Anche coinvolgere vostro figlio nella scelta della RCA costituirebbe un modo per confrontarvi con lui e responsabilizzarlo. Sono molti i ragazzi che in Italia preferiscono delegare ai propri genitori. Secondo Assicurazioneauto.it lo è il 43%. Sembrerebbe questa un’ottima opportunità per poter invertire questa tendenza ed avvicinarvi di più a vostro figlio.

Il tema della sicurezza stradale potrebbe essere preso da voi genitori come spunto per mettervi in gioco con i vostri figli, prendendo come possibilità quella di confrontarsi su esperienze, paura, bisogni, motivazioni perché in fondo si è “sulla stessa auto” ed è necessario guidarla con testa.

Tags: , , ,

scritto da:

Rosa Piscitelli

Freelance writer per Assicurazioneauto.it | Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale presso Scuola di Specializzazione "Training School" di Roma | Progettista nell'ambito socio-sanitario | Appassionata di musica, letteratura, arte e buona cucina | Svolgo volontariato da anni | Il mio valore primario nonché obiettivo nella vita è il benessere e la serenità individuale e relazionale.