Falsi miti sulle emozioni e sulla rabbia al volante. Cosa accade quando siamo arrabbiati?

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rabbia-guidaDal vocabolario Treccani prendo in prestito la definizione del verbo ‘guidare’: «regolare, vincolare il movimento di un oggetto, accompagnandolo o agendo altrimenti su di esso perché proceda nella direzione voluta». Se al verbo guidare ci associamo la parola ‘auto’, l’immagine appare piuttosto naturale. Ma, ragioniamo allo stesso modo per un’emozione come la rabbia? Spesso è più facile essere convinti che possa comparire senza alcuna ragione, che sia incontrollabile e si agisca sotto il suo impulso e che quindi la soluzione migliore sia quella di sfogarla. All’opposto si sostiene l’idea che sia necessario prevenire totalmente questa emozione e non la si debba assolutamente esperire. Vi anticipo che questi sono solo una serie di falsi miti sulle emozioni e sulla rabbia che, come per un’auto in rottamazione mi appresterò a smantellare.

Riprendo un attimo l’associazione tra verbi e parole. Metto insieme GUIDARE + AUTOMOBILE + COLLERA. Vi sembra plausibile? Immagino un consenso all’unanime!!! Dalla letteratura scientifica ritroviamo che nel contesto di guida, l’ostilità sia la variabile maggiormente correlata a comportamenti di guida a rischio, che aumenta le probabilità di coinvolgimento in incidente stradale (Beirness, 1993; Lowenstein, 1997).

Proprio all’inizio di quest’anno da un sondaggio del Centro studi e documentazione Direct Line da un quadro dell’Italia in cui quasi il 47% degli automobilisti risponde alle offese ricevute al volante e, in un terzo dei casi, urla imprecazioni dal finestrino. La tendenza è la ricerca del colpevole: nel 67% dei casi è il conducente stesso denominato con gli aggettivi più “carini” possibili. Per il 28% segue il “chi ti ha dato la patente”: il colpevole è l’istruttore di guida. In misura ridotta, ahimè, vengono apostrofate in rosa, dai guidatori arrabbiati, le mamme e le sorelle. Alle offese segue la risposta; che prevede urla, scanzonata di clacson, nel 30% un applauso, nel 28% viene riconosciuta una funzione elegante al dito medio. Chi si prende le responsabilità chiede, invece, scusa!

Fatto sta che gli insulti potrebbero arrivare se si ha uno stile di guida aggressivo (19%) o al contrario troppo tranquillo (13%). Ulteriori pecche che indispettiscono gli altri guidatori sono il nervosismo al volante (13%), il mancato rispetto delle distanze di sicurezza (11%) e la distrazione (10%). Il 9% degli intervistati ammette di essere vittima d’insulti per le frenate improvvise, il 5% perché non usa le frecce e il 3% perché non rispetta le precedenze. Scene da film ripensando a “Il sorpasso” degli anni sessanta o a quella iniziale di “Un giorno di ordinaria follia”…scene da tutti i giorni. Stiamo in autostrada, un’altra auto ci taglia pericolosamente la strada a distanza di pochi metri. L’emozione più naturale sarebbe la collera seguita da tutta una serie di pensieri quali: “che figlio di bip”, segue “sarebbe potuto venirmi addosso”, e “a quel bip non gliela farò passare liscia”.

Cominciamo a delineare le sensazioni fisiche che si provano proprio mentre si è “pronti a combattere” e ad imprecare, a superare quell’ostacolo (fosse solo un semaforo rosso) che “come si è permesso” di rallentarmi. Fermarsi? Mai! In questo mondo di acquisti online, spaghetti pronti da riscaldare e messaggistica istantanea, no, non è possibile! E intanto viviamo arrabbiati, neri!

Le nocche delle mani si fanno bianche mentre si stringe il volante (come se fosse un surrogato della gola), si resta tremanti, con la fronte piena di sudore, cuore all’impazzata, e il volto con le sopracciglia inclinate verso il basso e ravvicinate, le palpebre tese, gli occhi fissi.  Se le labbra sono serrate è possibile che si stia reprimendo la collera oppure che si stia per rispondere fisicamente alla potenziale aggressione. Se la bocca è aperta è possibile che si stia per rispondere verbalmente.

L’attivazione fisiologica della collera può influenzare l’attenzione, la percezione, l’elaborazione delle informazioni, le abilità motorie e tutto ciò può compromettere in maniera consistente le abilità di guida, aumentando così il rischio d’incidente stradale (Deffenbacher et al., 1994).

Infatti, ritornando alla scena: un’altra auto, che ignora il nostro sventato incidente, arriva da dietro e iniziare a strombazzare con il clacson. A questo punto la nostra collera arriva alle stelle! Attenzione questo meccanismo è l’essenza dell’ipertensione, della guida spericolata o delle sparatorie in strada. Inoltre, si possono mettere in atto comportamenti aggressivi o comunque rischiosi, come ad esempio una guida a velocità eccessiva, o a zig-zag in condizioni di traffico intenso, comportamenti questi che possono aumentare il rischio d’incidente stradale e la probabilità di emissione di rischiosi comportamenti di ritorsione da parte degli altri guidatori (Deffenbacher et al., 1994). E tanto più a lungo rimuginiamo su ciò che ci ha fatto andare su tutte le furie tanto più riusciamo ad inventarci “buone ragioni” per esserlo.

Quella che si attiva è “l’escalation” della collera, ovvero:

collera-guida1: mi trovo in una situazione in cui ho la percezione di trovarmi in pericolo fisico o di minaccia simbolica all’autostima o alla dignità (ci si sente trattati in modo ingiusto, sgarbato, umiliato o frustrato perché non ho potuto raggiungere uno scopo importante)

2: si attiva il sistema limbico con il rilascio di catecolamine che inducono un’onda energetica rapida quella che basta per “combattere” in quel momento. Nel frattempo l’amigdala richiama le ghiandole surrenali (attivazione cortico-surrenali) creando una condizione tonica che predispone all’azione e che può durare ore, giorni, settimana. Questo è il terreno fertile per innescare la collera, basta un click.

3: ogni pensiero, di vendetta per esempio, che insorge mentre è in atto questa catena aggiunge un’ondata di ormoni a quelli precedenti aumentando il livello di attivazione fisiologica.

4: si scatena una collera sempre più intensa che potrebbe sfociare facilmente in un comportamento aggressivo e violenza. A questo punto si è implacabili, tutti i pensieri ruotano intorno alla vendetta senza ragionare sulle conseguenze. Si alimenta la convinzione di essere sempre più forti e invulnerabili, viene meno la guida della ragione e si fa ricorso a comportamenti da “bruto primitivo”.

Un eclatante esempio di escalation di collera è quello accaduto poco tempo fa a Milano. Un signore, che stava attraversando le strisce pedonali con la compagna incinta, in preda ad uno «stato d’ira» ha aggredito sino alla morte, un tassista, reo di averlo «quasi investito».  Quali pensieri possono attivare e autoalimentare la collera? Essere trattati male o essere costretti a fare qualcosa contro la propria volontà, venire delusi, venire usati senza sapere di essere odiati, essere oggetto di attacchi fisici o verbali, essere criticati, sentire di avere fallito, pensare all’ingiustizia nel mondo, vedere i propri progetti svanire, assistere ad azioni stupide o violente, fare qualcosa che non viene apprezzato, pensare di vendicarsi (Izard, 1977). Ciascuno di questi eventi sono esperibili da taluni soggetti durante la guida.

Dato questo approfondimento appare chiaro che così come diventiamo diavoli in macchina è possibile spegnere le fiamme dell’ira. Quanto prima agiamo sul ciclo della collera tanto più la mitighiamo. Una prima tecnica che può venire in aiuto, se la collera è ad un livello moderato, è la rivalutazione degli eventi, che può consentire la de-escalation. Un secondo sistema può essere, invece, raffreddarsi fisiologicamente, ossia, allontanarsi temporaneamente dagli altri in un ambiente che possa distrarre e calmare. Si potrebbe quindi fare una passeggiata, ma se ci si trova in auto uno stratagemma potrebbe essere quello di occupare la mente con attività distraenti: canticchiare, organizzare le attività che verranno in seguito nella giornata, pensare ad una scena felice della propria vita o un’immagine che ci è particolarmente cara. (Tice, 1993). Queste scene fungeranno da balsamo sui propri pensieri. Anche se ci si allontana, infatti, sarebbe necessario frenare la sequenza di pensieri ostili. Sui pensieri si utilizza l’auto consapevolezza, il riconoscimento dell’arrivo dei pensieri ostili per bloccarli, o fissarli mettendoli per iscritto per metterli in discussione e rivalutarli.

E sfogarsi?  Vomitare addosso al conducente dell’altra automobile imprecazioni di ogni genere in perfetto stile inglese, serve? Beh, certo può dare una certa soddisfazione ma è uno dei modi peggiori per raffreddare la collera. “Non è possibili sopprimere la collera. Ma non bisogna MAI agire sotto il suo impulso” – recita Trungpa, un monaco tibetano.

PS: ci avete fatto caso nel corso dell’articolo non ho usato il termine rabbia? Facciamo un po’ di chiarezza sui termini emotivi-comportamentali.

Rabbia: è una malattia infettiva degli animali. Il suo uso, nell’accezione comune di emozione, può avvalorare il senso d’irritazione incontrollato, che abbiamo capito essere un falso mito. Alquanto diversi sono invece i concetti di collera e ostilità: emozioni sicuramente esplosive ma sempre dirette contro qualcosa o qualcuno di preciso che ci ostacola, e che come abbiamo visto possiamo raffreddare. Loro sinonimi possono essere: furia, sdegno, risentimento, ira, esasperazione, indignazione, irritazione, acrimonia, animosità, fastidio, irritabilità e all’estremo odio e violenza.

Infine, l’aggressività è il comportamento che è diretto a provocare un danno ma può essere anche non sostenuto dall’ostilità. Esempio: in una discussione quotidiana si cerca di convincere qualcuno con un tono di voce, gesti, postura aggressivi senza necessariamente odiarlo.

 Il primo passo verso l’adozione un comportamento adeguato è il riconoscimento e la denominazione dell’emozione. Che dite abbiamo rottamato le false credenze sull’ostilità?

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Rosa Piscitelli

Freelance writer per Assicurazioneauto.it | Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale presso Scuola di Specializzazione "Training School" di Roma | Progettista nell'ambito socio-sanitario | Appassionata di musica, letteratura, arte e buona cucina | Svolgo volontariato da anni | Il mio valore primario nonché obiettivo nella vita è il benessere e la serenità individuale e relazionale.